ALL DRESSED UP WITH NOWHERE TO GO

di Giorgia Nardin
con Marco D'Agostin, Sara Leghissa
processo di ricerca Amy Bell, Marco D'Agostin, Sara Leghissa, Giorgia Nardin
editing musicale e ambienti sonori Luca Scapellato
disegno luci Matteo Fantoni
costumi Edda Binotto

Lavoro vincitore del Premio Prospettiva Danza 2013
Lavoro selezionato per Aerowaves 2015

Sviluppato come parte di ChoreoRoam Europe 2012 CSC/Centro per la Scena Contemporanea Bassano del Grappa (Vicenza), The Place (London), Dansateliers (Rotterdam), Paso a 2/Certamen Coreografico (Madrid), Dance Week Festival (Zagreb)
Sviluppato come parte di B Project 2013 Jheronimus Bosch 500 Foundation (‘s-Hertogenbosch), CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa), Dance Umbrella (London), D.ID Dance Identity (Pinkafeld), La Briqueterie-Centre de développement chorégraphique du Val de Marne (Paris), Dansateliers (Rotterdam)
Con il sostegno di CSC/Centro per la Scena Contemporanea - Bassano del Grappa, Graner/Mercat de les Flors - Barcelona, La Piccionaia/I Carrara/Teatro Villa dei Leoni - Mira, La Conigliera - Resana, INTEATRO Residenze - Polverigi, Teatro Fondamenta Nuove - Venezia, Associazione Culturale Arearea – Udine, Associazione Culturale VAN

Una cornice vuota, un corpo maschile, un corpo femminile e un insieme di piccole azioni quotidiane strappate alla realtà e inserite in un contesto etereo perché privato dello scorrere diacronico del tempo, della sua voracità. Se ne stanno così i corpi negli spettacoli di Giorgia Nardin: pregni di materia, consumati da un sentire “politico” che li attraversa tutti dalla testa ai piedi e che implode in un baricentro nascosto allo sguardo, nella lentezza del movimento, nella nudità, in una imposizione - rassicurante quanto crudele - di realtà. Un’idea di essere in scena - o al mondo - che Nardin ha coltivato nel suo percorso di studi nei maggiori centri di ricerca europei, in workshop con artisti nazionali ed internazionali e attraverso la collaborazione con Marco D’Agostin e Francesca Foscarini, amici e compagni di viaggio insieme ai quali nel 2011 crea il divertente quanto inquietante Spic & Span (segnalazione speciale al Premio Scenario dello stesso anno). Dopo Dolly, il suo primo solo sul tema dell’identità di genere, All dressed up with nowhere to go è la sua prima opera coreografica.

Un titolo lungo per sottolineare una mancanza di fine o una costante, quanto sottile, trasformazione. Essere ben vestiti senza sapere dove si andrà: distruggere la linearità del tempo, l’inizio e la fine, la possibilità del corpo di trovare memoria del gesto, di cristallizzare il movimento, di inserirsi in una partitura predeterminata nonostante un categorico rifiuto dell’improvvisazione. I corpi degli interpreti sono, su questa scena, aghi di realtà conficcati nel tessuto della rappresentazione. Si toccano il naso, la testa, piegano polsini e colletti come sorpresi per strada, in un supermercato, o seduti sulla scrivania dell’ufficio. Solo una gamba sta ferma, come piedistallo che regge l’intero peso della realtà, come tronco che scava e preme la terra cercando -inutilmente- di tirar fuori le proprie radici, per ritrovarsi poi senza equilibrio, soggetto ad ogni forza di gravità. Così i corpi dei danzatori reagiscono, attraverso la continua trasformazione del loro grado di presenza e consapevolezza del movimento, ad una condizione di perdita di equilibrio attraverso una scrittura coreografica per soli arti superiori composta da una serie limitata di pattern che ogni singolo performer può liberamente utilizzare per evitare la caduta.

A questo utilizzo sfrontato di “realtà” - che fuori dalla metafora tocca abilmente i confini della performing art- corrisponde una dimensione immateriale che nella ciclicità del movimento riempie lentamente la scena. La stanchezza è una via di fuga, il contatto una forma di protezione per scappare dallo sguardo di un osservatore che scorre sulla superficie nuda e sacra dei corpi senza imbarazzo e senza provocazione. Tutto sta lì, nel riuscire a scorgere l’astratto nel concreto e il reale nell’astrazione, nelle tinte pallide dei corpi e nelle luci soffuse una forma di calore. E il corpo che ad essa reagisce.

-Matteo Antonaci-



ALL DRESSED UP WITH NOWHERE TO GO

by Giorgia Nardin
with Marco D'Agostin, Sara Leghissa
research Amy Bell, Marco D'agostin, Sara Leghissa, Giorgia Nardin
sound editing Luca Scapellato
light design Matteo Fantoni
costumes by Edda Binotto

Winner of Premio Prospettiva Danza 2013
Selected for Aerowaves 2015

Developed as part of ChoreoRoam Europe 2012 CSC/Centro per la Scena Contemporanea Bassano del Grappa (Vicenza), The Place (London), Dansateliers (Rotterdam), Paso a 2/Certamen Coreografico (Madrid), Dance Week Festival (Zagreb)
Developed as part of B Project 2013 Jheronimus Bosch 500 Foundation (‘s-Hertogenbosch), CSC/Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa), Dance Umbrella (London), D.ID Dance Identity (Pinkafeld), La Briqueterie-Centre de développement chorégraphique du Val de Marne (Paris), Dansateliers (Rotterdam)
Supported by CSC/Centro per la Scena Contemporanea - Bassano del Grappa, Graner/Mercat de les Flors - Barcelona, La Piccionaia/I Carrara/Teatro Villa dei Leoni - Mira, La Conigliera - Resana, INTEATRO Residenze - Polverigi, Teatro Fondamenta Nuove - Venezia, Associazione Culturale Arearea – Udine, Associazione Culturale VAN

An empty frame, a male body, a female body and an ensemble of minor everyday actions torn from reality and integrated in an ethereal context deprived from the diachronic flowing of time and its hunger. This is how the bodies in the choreographies of Giorgia Nardin lie: full of matter, consumed by a “political” sentiment that goes through them from head to feet and collapses in a core hidden from the gaze, in the slowness of the movement, in the nudity, in an imposition – reassuring and cruel at the same time – of reality. An idea of being on stage - or in the world - that Nardin has been nurturing during her dance training in the most important European research centres, in workshops with national and international artists and through the collaboration with Marco D’Agostin and Francesca Foscarini, friends and fellow travellers with whom in 2011 she created the funny and disturbing Spic & Span (special mention at Premio Scenario the same year). After Dolly, her first solo choreography on the theme of gender identity, All dressed up with nowhere to go is her first choreographic work.

A long title to stress the lack of an end or a constant and at the same time subtle transformation. To be dressed up without knowing where to go: to destroy the linearity of time, the beginning and the end, the body’s chance to find memory in the gesture, to crystallize the movement, to enter a preset score in spite of a categorical rejection of improvisation. The bodies of the performers are, on this stage, pins of reality stuck in the weaving of the performance. They touch their noses, heads; they fold cuffs and collars as if they were surprised in the street, in a supermarket, or seat at the office’s desk. Only one limb remains still, as a goad sustaining all the weight of reality, as a trunk that digs and presses the land, vainly trying to draw out its own roots, to subsequently find itself out of balance, subject to all the force of gravity. So the bodies of the dancers react, through the continuous transformation of their degree of presence and movement awareness, to a loss of balance, through a choreography composed by a limited set of patterns that every single performer can freely use to avoid falling. This bold use of “reality” – that beyond the metaphor skilfully touches the borders of performing art- is mirrored in an immaterial dimension that gradually fills the stage through the cyclical nature of movement. Weariness is an escape route, contact is a form of protection to escape from the gaze of an observer that runs over the bare and sacred surface of the bodies without embarrassment or provocation. Everything lies there, in trying to foresee the abstract in the concrete and the reality in the abstraction, in the pale tints of the bodies and in the soft lighting of a form of warmth. And the body reacts to all this.

Matteo Antonaci